Lun 22 Feb 2010 |
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BASILISCHI, SIETE UN CANCRO |
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Scritto da don Marcello Cozzi
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I vostri volti li abbiamo imparati a memoria. Il vostri nomi sono sulla bocca di tutti. Il vostro linguaggio è sempre lo stesso.
Ci avete stancato! Siamo stanchi della volgare ripetitività delle vostre “trame”, della boriosa sfrontatezza dei vostri sguardi, dell’arroganza con la quale vi illudete di sottometterci, della rozza prepotenza del vostro agire, della spudorata indecenza di quei politici che prima vi camminano al fianco e poi ci sporcano le strade con le loro facce sorridenti. E siamo stanchi della vostra ottusa ostinazione nel delinquere, nonostante vi ritroviate periodicamente con le manette ai polsi.
E voi non siete stanchi? Non siete stanchi di aver fatto della vostra vita solo una breve parentesi tra un carcere e l’altro? Non siete stanchi di dover sempre dare conto al magistrato di turno? Non siete stanchi di nascondervi, di incontrarvi al buio, di vivere di sotterfugi, di tramare l’un contro l’altro, di guardarvi sempre le spalle? Nella mafia cercate soldi e potere, ma l’unica cosa certa che da essa potete avere è carcere e morte: non è sufficiente questo perché una volta per tutte la facciate finita?
La “malavita” che per voi è un biglietto da visita, per noi gente di Basilicata – da Potenza a Policoro, da Melfi a Pignola – è solamente un cancro da estirpare.
Voi Basilischi siete un cancro che non ci ha fatto mai paura, e oggi ancor meno. |
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Ven 12 Feb 2010 |
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Scritto da don Marcello Cozzi
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La criminalità organizzata lucana denominata Basilischi ha mostrato il volto di una mafia violenta, radicata nel territorio, capace di fare proseliti e costruire consenso. È collusa con il potere politico e protesa verso i centri massonici occulti pronta a spartirsi i ricchi affari che nascono dai finanziamenti comunitari e pubblici”. Queste parole introducono la sezione riguardante la Basilicata nella recente relazione a cura del Ministero dell’Interno sulle attività di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti operate in regione nel 2008. Al di là del dato preoccupante riguardante appunto il traffico di droga e giustamente messo in risalto nei giorni scorsi dagli organi di informazione, riteniamo che queste poche righe siano davvero preoccupanti e debbano far riflettere. Non entriamo nei dettagli, ci preme solo evidenziare che per il Ministero dell’Interno in Basilicata ci sono almeno tre dati certi:
- c’è la mafia (e anche violenta)
- c’è un potere politico che dialoga con essa
- ci sono centri massonici occulti
il tutto finalizzato alla spartizione di ingenti finanziamenti pubblici. Ed invece gli avvenimenti anche recenti della cronaca giudiziaria lucana ci hanno parlato di inchieste troppo velocemente archiviate come “malagiustizia” e di “giustizia cattiva”, di certi politici troppo spavaldamente e impunemente a braccetto con criminali e mafiosi (anche solo per carità cristiana), di persone scomparse e morti ammazzati fatti passare come semplici e tragici incidenti di percorso. Il tutto vissuto in attesa di una normalità da far ritornare al più presto. Perché la normalità è sinonimo di silenzio e il silenzio cancella prima la memoria di Elisa, di Luca e Marirosa, di Vincenzo e tanti altri. Cancella prima le responsabilità dei personaggi eccellenti nascosti dietro quelle storie. Cancella prima i nomi dei mafiosi che altro non aspettano per essere riabilitati. A meno che anche il Ministero non abbia preso il solito abbaglio…. |
Mer 03 Feb 2010 |
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Scritto da don Marcello Cozzi
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A Palazzo San Gervasio c’è ancora chi non ha il coraggio di fare il nome di Antonio Sciarra pubblicamente; c’è chi pensa che tutto sommato si sia esagerati sul suo conto; e c’è chi fa finta di non sapere che almeno tre immobili erano i suoi prima ancora che venissero confiscati perché risultati frutto della sua attività usuraia. O forse qualcuno lo sa: forse lo sanno quelle mano ignote che da un po’ di tempo si stanno rendendo protagoniste di atti vandalici all’interno di uno di quelle strutture, quello che oggi è gestito dall’associazione Amica e che è diventato un importante punto di riferimento a Palazzo. Ed invece stando all’autorità giudiziaria da questa mattina di questo signore sappiamo una cosa in più: che il patrimonio ricavato in modo illecito sulla pelle di tanta gente è molto più vasto di quei soli tre immobili di Palazzo San Gervasio. L’operazione di sequestro realizzata dallo SCO di Potenza su provvedimento della Procura di Melfi getta luce su una ricchezza nascosta che è pari ad almeno 2.000.000 di euro che Sciarra aveva intestato a suoi familiari tra Venosa, Genzano di Lucania oltre che a Palazzo San Gervasio.
Ci si chiede: dietro quei tanti zeri quante lacrime sono state versate? Quanta gente ha subito in silenzio? Su quante sofferenze è stato accumulato quel tesoro? E quanta gente ancora non ha detto tutto di quella violenza subita?
Ma ci chiediamo anche: quanti altri tesori nascosti ci sono in Basilicata? Quanti, anche insospettabili, hanno costruito la propria fortuna sulla vita usurata di tanta gente? E quanti, i cui nomi invece conosciamo benissimo, sono convinti di continuare a girare con le loro Ferrari impunemente solo perché le proprie ricchezze macchiate di sangue le hanno intestate ad altri?
L’ennesimo sequestro al tesoro sporco di Sciarra tolga il sonno ai signori dell’usura, turbi la tranquillità agli insospettabili e apra gli occhi a chi è rimasto ancorato all’immagine folkloristica dello strozzino di paese. |
Mer 13 Gen 2010 |
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A 21 ANNI DALL'OMICIDIO DI LASCIO |
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Scritto da don Marcello Cozzi
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Quella sera Domenico Di Lascio era nel suo studio sulle sponde del lago Sirino a Nemoli. Era solo e parlava al telefono quando uno o più sconosciuti lo ferirono mortalmente. Morirà all’Ospedale di Potenza dopo un mese di agonia senza avere il tempo di dire chi lo aveva ammazzato.
Era l’11 gennaio 1989. Sono passati 21 anni senza una spiegazione, senza un solo motivo plausibile a così tanta violenza. Ma dopo 21 anni, senza un motivo e senza una spiegazione è anche il silenzio calato sull’omicidio, l’oblìo che lo ha avvolto, il senso di fastidio che si prova ogni qual volta ne parliamo.
Ma cosa c’è di più importante di una verità che non debba essere svelata? Cosa c’è di più importante della dignità di una persona alla quale non si debba restituire giustizia?
C’è un segreto così grande dinanzi al quale le persone possono essere cancellate per sempre?
Forse si. In Basilicata, si. È per questo che noi continuiamo a ricordare, a chiedere giustizia e a cercare la verità: è una questione di libertà. |
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