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09

Apr

2010

MIA CARA SORELLINA........ PDF Stampa E-mail
Scritto da Gildo Claps   

Elisa, la mia cara sorellina...... stavolta un rimprovero devo proprio fartelo: ma come ti è venuto in mente di farti ammazzare proprio in chiesa, e in quella chiesa per giunta; e come se non bastasse te ne sei stata lì per 17 anni invece di prendere le tue poche cose e allontanarti con garbo ed in silenzio fino a farti inghiottire per sempre dalle nebbie del tempo.

Ti rendi conto che così facendo hai messo in imbarazzo tutti? Capisco che ti hanno toccato il cuore le lacrime di mamma e di papà, posso comprendere che hai voluto dare a me e Luciano un segno tangibile che questi anni non sono trascorsi invano, ma potevi farlo in modo diverso e soprattutto evitando di mettere tante persone che contano nelle condizioni di dover spiegare i loro comportamenti davanti ad un paese intero.

Pensa adesso a quel povero magistrato e ai poliziotti che hanno indagato, pensa poverini a quante cose dovranno spiegare; come faranno a far capire alla gente che non sono mai entrati in quella chiesa a cercarti se non dopo tanti anni e peraltro senza trovarti. Hai messo in difficoltà anche noi che dobbiamo chiarire come mai a poche ore dalla  tua scomparsa,  ci precipitammo in  chiesa ma non riuscimmo a salire fin sopra perché le chiavi di quella porta  le aveva solo il parroco che in quel momento non era presente. Capisci, adesso dovremo spiegare come mai due ragazzi e pochi amici avevano avuto l’intuizione di andare a guardare lì, e investigatori di provata esperienza se ne sono semplicemente dimenticati.
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20

Mar

2010

ELISA PDF Stampa E-mail
Scritto da don Marcello Cozzi   

C’è una piazza a Milano dove in questo momento stanno ricordando tutte le vittime della mafia, della criminalità, dei poteri forti e oscuri; le vittime innocenti, quelle che sognavano una vita normale: una passeggiata per il corso principale, un caffè con gli amici, una serata in pizzeria, il lavoro, la famiglia, finché non è arrivato qualcuno a mandare per sempre in frantumi quei sogni.

Come è successo ad Elisa, 17 anni fa, a soli cento passi da qui. Ma chi quel 12 settembre l’ha barbaramente uccisa non si è limitata a spezzarle le ali, l’ha poi abbandonata, l’ha accantonata nell’angolo più buio di quel maledetto sottotetto, come se l’avesse voluta nascondere nell’anfratto più oscuro della propria coscienza, confidando che il tempo avesse fatto il resto, e che cioè dopo aver decomposto quel povero corpo facesse andare in putrefazione anche la memoria.

D’altronde, bastava poco; era sufficiente che lì sopra non ci andasse mai nessuno, che in quei locali nessuno ci mettesse piede, che certe perquisizioni non venissero effettuate, che i verbali di alcuni interrogatori non balzassero fuori durante certi processi, che la ragazza la si intravvedesse in Brasile oppure in Albania; bastava confidare nel fatto che potevano spuntare testimoni a raccontare tutto e il contrario di tutto, come puntualmente è accaduto, e se da qualche parte passava una Uno bianca ad allontanare le attenzioni da quel sottotetto, ancor meglio; e se accanto a ciò ci fosse stata anche una buona dose di superficialità allora il gioco era fatto. Allora si poteva stare tranquilli, si poteva anche accettare di essere accusati di altro, ma ormai il quadro era composto e ci si poteva permettere anche l’arroganza di quella prepotente tranquillità di chi sa che tanto mai nessuno verrà a prenderti perché tante cose messe insieme – depistaggi, insabbiamenti, omissioni, superficialità – avevano ormai contribuito a costruirti una nicchia di impunità.
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22

Feb

2010

BASILISCHI, SIETE UN CANCRO PDF Stampa E-mail
Scritto da don Marcello Cozzi   

I vostri volti li abbiamo imparati a memoria.
Il vostri nomi sono sulla bocca di tutti.
Il vostro linguaggio è sempre lo stesso.

Ci avete stancato!
Siamo stanchi della volgare ripetitività delle vostre “trame”, della boriosa sfrontatezza dei vostri sguardi, dell’arroganza con la quale vi illudete di sottometterci, della rozza prepotenza del vostro agire, della spudorata indecenza di quei politici che prima vi camminano al fianco e poi ci sporcano le strade con le loro facce sorridenti. E siamo stanchi della vostra ottusa ostinazione nel delinquere, nonostante vi ritroviate periodicamente con le manette ai polsi.

E voi non siete stanchi?
Non siete stanchi di aver fatto della vostra vita solo una breve parentesi tra un carcere e l’altro? Non siete stanchi di dover sempre dare conto al magistrato di turno? Non siete stanchi di nascondervi, di incontrarvi al buio, di vivere di sotterfugi, di tramare l’un contro l’altro, di guardarvi sempre le spalle?
Nella mafia cercate soldi e potere, ma l’unica cosa certa che da essa potete avere è carcere e morte: non è sufficiente questo perché una volta per tutte la facciate finita?

La “malavita” che per voi è un biglietto da visita, per noi gente di Basilicata – da Potenza a Policoro, da Melfi a Pignola – è solamente un cancro da estirpare.

Voi Basilischi siete un cancro che non ci ha fatto mai paura, e oggi ancor meno.
 

12

Feb

2010

COMUNICATO STAMPA PDF Stampa E-mail
Scritto da don Marcello Cozzi   

La criminalità organizzata lucana denominata Basilischi ha mostrato il volto di una mafia violenta, radicata nel territorio, capace di fare proseliti e costruire consenso. È collusa con il potere politico e protesa verso i centri massonici occulti pronta a spartirsi i ricchi affari che nascono dai finanziamenti comunitari e pubblici”.

Queste parole introducono la sezione riguardante la Basilicata nella recente relazione a cura del Ministero dell’Interno sulle attività di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti operate in regione nel 2008.
Al di là del dato preoccupante riguardante appunto il traffico di droga e giustamente messo in risalto nei giorni scorsi dagli organi di informazione, riteniamo che queste poche righe siano davvero preoccupanti e debbano far riflettere.
Non entriamo nei dettagli, ci preme solo evidenziare che per il Ministero dell’Interno in Basilicata ci sono almeno tre dati certi:
  • c’è la mafia (e anche violenta)
  • c’è un potere politico che dialoga con essa
  • ci sono centri massonici occulti
il tutto finalizzato alla spartizione di ingenti finanziamenti pubblici. Ed invece gli avvenimenti anche recenti della cronaca giudiziaria lucana ci hanno parlato di inchieste troppo velocemente archiviate come “malagiustizia” e di “giustizia cattiva”, di certi politici troppo spavaldamente e impunemente a braccetto con criminali e mafiosi (anche solo per carità cristiana), di persone scomparse e morti ammazzati fatti passare come semplici e tragici incidenti di percorso. Il tutto vissuto in attesa di una normalità da far ritornare al più presto.
Perché la normalità è sinonimo di silenzio e il silenzio cancella prima la memoria di Elisa, di Luca e Marirosa, di Vincenzo e tanti altri. Cancella prima le responsabilità dei personaggi eccellenti nascosti dietro quelle storie. Cancella prima i nomi dei mafiosi che altro non aspettano per essere riabilitati. 
A meno che anche il Ministero non abbia preso il solito abbaglio….
 
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