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12

Lug

2010

TESTIMONI PDF Stampa E-mail
Scritto da don Marcello Cozzi   

Le indagini sull’omicidio Gianfredi a conti fatti dovrebbero essere prossimamente archiviate.

Questo ci inquieta almeno per quattro motivi: perché i killer sono ancora in circolazione, perché la criminalità organizzata lucana potrebbe sentirsi rafforzata da una specie di senso di impunità, perché rischia di restare senza soluzione uno degli omicidi di mafia più efferati che ha conosciuto la città di Potenza e perché rischia di allungarsi ancor di più il numero dei misteri lucani avvolti nel buio.

Sappiamo del grande lavoro svolto in questi ultimi anni dagli organi inquirenti e in modo particolare dalla Procura di Salerno e dalla Squadra mobile di Potenza; non finiremo mai di essergli riconoscenti per i tanti sforzi e per l’impegno profuso in queste come in tante altre indagini complesse che riguardano la nostra terra. A loro continua ad andare il nostro incoraggiamento, il nostro sostegno e la nostra fiducia incondizionata.

È per questo motivo che senza neanche un attimo di esitazione qualche mese fa mi adoperai per facilitare un incontro fra gli stessi investigatori ed una persona che mi raccontò ciò che vide quella sera del 29 aprile 1997 in Via Livorno. Mentre quella persona mi parlava, quella testimonianza, quei dettagli e quei riferimenti, andavano sempre più materializzandosi in me prendendo forma con nomi, cognomi e volti precisi.

Il difficile lavoro di indagine lo si aiuta solo in questo modo: con la collaborazione di tutti e la disponibilità di ciascuno; solo così si può fare terra bruciata intorno alla criminalità organizzata, in modo particolare a quella lucana, e ancora più nei dettagli a quella che si è adoperata per il duplice omicidio Gianfredi.

Pur nella preoccupazione derivante da questa scadenza imminente, e ovviamente all’oscuro delle motivazioni tecniche che portano ad un simile passaggio, non possiamo non rinnovare la nostra fiducia e il nostro sostegno agli investigatori, certi del fatto che si staranno già adoperando per individuare soluzioni alternative che mantengano in vita le indagini.

Per evitare che i mafiosi possano brindare. Per evitare che il coraggio dei testimoni non risulti vano.
Nel frattempo il nostro impegno continua perché l’ Io so si trasformi nel Noi sappiamo.
 

10

Giu

2010

GIUSTIZIA SOSPESA, VERITA' NEGATE.............. PDF Stampa E-mail
Scritto da don Marcello Cozzi   

............L'intervento di don Marcello Cozzi

Ci divora l’amore per questa terra, il suo senso di civiltà, quella dignità che leggiamo sul volto scavato di tanti e nella fatica quotidiana di molti.
Ci divora il fuoco del vangelo, quella fame di giustizia, la passione per i deboli, gli indifesi e i piccoli, l’anelito alla verità e quella sete inestinguibile di libertà.
E allora sgombriamo subito il campo da ogni equivoco e dalla tentazione di una vuota retorica: noi siamo uomini e donne di parte, noi siamo gente schierata. Noi stiamo con questa terra, noi siamo spinti dal sogno universale oltre che evangelico di libertà. Ci collochiamo, senza esitazione, laddove i mille volti delle ingiustizie ci chiedono di andare oltre le fredde formule di una giustizia troppe volte sospesa, laddove le lacrime di tanto, troppo dolore ci parlano di tante, troppe verità negate, laddove il linguaggio a volte epidermico della prudenza è bene che lasci il passo alle parole penetranti e per questo scomode della denuncia.
Perché dinanzi ad una vita soppressa e ad una dignità violata non possono più esserci prudenze che tengano, nessun tatticismo di nessun tipo è giustificato, e nel nome di nessuna regola – neanche sacra – si può pensare di distorcere il cammino della verità. Lo diceva un anonimo, parafrasiamo noi: “quando il dolore vi chiama seguitelo, anche se vi porta per vie difficili e tortuose”. Noi abbiamo scelto di seguirlo. Quel dolore ci interpella, quelle lacrime ci sollecitano a prendere posizione: non abbiamo alternative.
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03

Giu

2010

GIUSTIZIA SOSPESA, VERITA' NEGATE PDF Stampa E-mail
Scritto da Coordinamento Libera Basilicata   

Giustizia sospesa,verità negateLa vicenda di Elisa Claps è solo la punta di un iceberg. Tante altre storie in Basilicata sono alla ricerca di una verità troppo spesso negata. Mercoledì 9 giugno alle ore 18 nel teatro “Don Bosco” di Potenza, incontreremo i familiari di queste “storie sospese” e, a partire dalla mamma di Elisa, ascolteremo il loro dolore per condividere l'impegno nella ricerca di una verità interrotta. “Troppe verità negate in Basilicata e troppo dolore – ha detto il coordinatore regionale di Libera, don Marcello Cozzi - in chi a distanza di tanti anni non ha visto compiersi il normale percorso di giustizia nella propria tragica storia. La vicenda di Elisa ci richiama la storia depistata di Luca e Marirosa, l'ennesima archiviazione di Vincenzo de Mare, l'omicidio dimenticato di Maria Antonietta Flora, la criminalità vincente nell'assassinio di Tiziano Fusilli, la vergognosa scomparsa della piccola Ottavia e chissà quante altre storie simili a tutti ancora sconosciute. Tutte queste storie – ha continuato don Cozzi - vogliamo ascoltarle per restituire ad esse la dignità negata. E lo faremo con il loro familiari. Mettendoci in ascolto di quel dolore - ha concluso don Cozzi - vogliamo rinnovare tutti insieme il nostro impegno nel sostenerli in questa ricerca disperata di giustizia negata”.

Alla serata, coordinata dalla giornalista di Rainews24 Elisa Marincola, interverrà il presidente nazionale dell'associazione Libera, don Luigi Ciotti.
 

01

Giu

2010

ELISA E MELINE PDF Stampa E-mail
Scritto da Uffcio Stampa Ce.St.Ri.M.   

Forse Elisa è stata sepolta viva. Delle tredici coltellate inferte “con crudeltà” e “per motivi abbietti”, pare che neanche una sia stata mortale. Elisa è morta per dissanguamento, agonizzando. E se il suo assassino, così come sostiene la Procura di Salerno, ha coperto il suo corpo con materiali di risulta presenti nel sottotetto prima di abbandonare la scena del crimine, questo potrebbe significare che Elisa è stata sepolta mentre era ancora in vita. Respirava ancora quando il suo aguzzino l’ha tumulata sotto tegole, legna e calcinacci. E chissà per quanto tempo ha continuato, con affanno, ad alitare. Chissà qual è stato il suo ultimo pensiero nel buio di quel sottotetto. Chissà quanto dolore deve aver provato prima di esalare l’ultimo respiro. Mi piace pensare che non abbia sofferto. Che non abbia avvertito il peso delle tegole e il taglio delle lame. Che tutto il mondo intorno lo abbia percepito ovattato e che un coro soave e una luce celeste l’abbiano avvolta. Leggera.

Elisa Claps come Meline Memi, la ragazza turca sepolta viva dal padre e dallo zio “perchè dava troppa confidenza ai ragazzi”. Elisa e Meline, 16 anni entrambe. Sottratte alla vita nel fiore degli anni. 12 settembre 1993, 4 febbraio 2010. Non è questione di religione o di cultura, di luoghi o di tempi. Questa è follia pura alimentata da retaggi di maschilismo. Meline è stata sepolta viva perché aveva voglia di conoscere l’altra metà del cielo, la stessa curiosità che hanno le sedicenni di tutto il mondo. Elisa è stata sepolta perché si era opposta ad una conoscenza che voleva andare oltre quello che lei voleva offrire. L’umanità di una ragazza amata da tutti, che non ha saputo contrastare la perversione di un ragazzo disturbato che forse voleva amore ma che ha procurato solo dolore. Meline ed Elisa. Uccise da uomini che non hanno accettato le loro scelte.
 
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