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Recupero, accoglienza e reinserimento sociale delle ragazze vittime della tratta.
Il percorso fatto Da un'analisi che il Ce.St.Ri.M. ha effettuato tra il 2002 e il 2003 nel territorio della provincia di Potenza, nell’ambito del progetto Equal “Strada. Progetto di recupero socio-lavorativo delle donne oggetto di tratta”, in collaborazione con l’Amministrazione Provinciale di Potenza e di Pisa, le Amministrazioni comunali di Trento e Rovereto (TN) e altre associazioni locali ma anche nazionali, emergevano dati che indicavano la presenza sul nostro territorio del fenomeno della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale e lavorativo. Se la prostituzione sembrava essere prevalentemente un fenomeno sommerso ed esercitata prevalentemente in locali, club privati o appartamenti, un dato certo invece era quello relativo all’aumento dei casi di sfruttamento nell’ambito del lavoro nero e in quello domestico. Il fenomeno del traffico finalizzato allo sfruttamento sul mercato del lavoro nero era presente soprattutto nei paesi dell’entroterra dove le ragazze venivano portate da piccoli malavitosi locali o da organizzazioni più grandi. I risultati a cui approdavamo costituivano una sfida che ci poneva dinanzi ad un problema che scoprivamo presente, seppur in modo marginale, anche in Basilicata. Da qui nasce la necessità di realizzare un percorso che andasse a favorire il reinserimento sociale delle persone, essenzialmente donne, vittime di tratta. Nasce così, nel 2003, il progetto “Donna e libera” attraverso il quale le ragazze liberate dalla tratta e/o dallo sfruttamento in servitù o schiavitù, dopo aver seguito un percorso di reinserimento socio-lavorativo e di accompagnamento psicologico, vengono aiutate a diventare indipendenti ed autonome. Quindi, libere. Il 18 giugno 2007 il Ce.St.Ri.M. è stato iscritto con numero C/159/2007/PZ alla seconda sezione del Registro delle Associazioni e degli Enti che svolgono attività a favore degli immigrati, ai sensi dell'art. 54 del Decreto del Presidente della repubblica 31 agosto 1999 n. 394, così come modificato dal Decreto del Presidente della Repubblica 18 ottobre 2004 n. 334.
L’accoglienza: il Centro Aurora Dal 2003 ad oggi sono state ospitate nel Centro Aurora ventuno persone, per lo più donne, ma in qualche caso anche bambini a carico e in un paio di situazioni urgenti e straordinarie anche uomini.
Tabella n. 1 – Le accoglienze
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Donne
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Bambini
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Totale
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2003
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2
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2
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2004
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4+1*
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5
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2005
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1
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|
1
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2006
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6
|
3
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9
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2007
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3+1*
|
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4
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2008
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5
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3 |
8
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23
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6
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29
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* Uomini ospitati per cause urgenti per brevissimo tempo
Tabella n. 2 – Paesi di provenienza
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2003
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2004
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2005
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2006
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2007
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2008
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Totale
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Italia
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1
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2
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3
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Nigeria
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1
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1
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2
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Romania
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1
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5
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7
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3
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4
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20
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Russia
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1
|
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|
1
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Ucraina
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1
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|
1
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Polonia
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1
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1
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Bulgaria
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1 |
1
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2
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5
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1
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9
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4
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8
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29
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 Alle ospiti del Centro Aurora è offerta la possibilità di gestire autonomamente la vita della casa: un gesto di fiducia da leggere come la possibilità offerta per gestire la vita in libertà anche nei piccoli aspetti quotidiani dopo il dramma di aver vissuto un tempo della propria vita in ostaggio ad altre persone. Questa dell’autonomia non è indubbiamente una scelta facile ma ci sembra una scommessa su cui vale la pena continuare a lavorare considerati i frutti positivi che in questi anni abbiamo visto maturare. Fra le donne accolte ci sono state in questi anni anche storie di diverso disagio rispetto a quello dello sfruttamento da tratta, come per esempio disagi derivanti da temporanee disoccupazioni o perdite degli alloggi nei quali erano ospitate fino a poco tempo prima per lo più come badanti. L’accoglienza nel Centro Aurora pur essendo primariamente riservata alle donne vittime di tratta non esclude la possibilità di dare ospitalità anche a donne che vivono altre gravi forme di disagio, e anche di nazionalità italiana.
Le attività Considerato che durante la permanenza nella Casa le ospiti non possono accedere al lavoro esterno, la struttura si è dotata sin dall’inizio di un laboratorio artigianale interno finalizzato alla composizione floreale e alla creazione di bomboniere, dove vengono impegnate tutte le ospiti. I prodotti realizzati vengono utilizzati come autofinanziamento della struttura. Oltre a ciò, al fine di agevolare l’inserimento sociale soprattutto nel tessuto sociale in cui è situata la Casa, nel corso di questi anni le ospiti hanno partecipato anche ad alcune attività esterne come tirocini formativi, rappresentazioni teatrali e corsi di alfabetizzazione e di informatica organizzati da Associazioni non profit locali.
Le collaborazioni - Le Forze dell’ordine - la Regione Basilicata – Dipartimento Salute, Sicurezza e Solidarietà Sociale; - l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli; - l’APOFIL (Agenzia Provinciale per l’orientamento e formazione) – Servizio di orientamento nell’area del disagio; - il Gruppo Abele di Torino; - l'Associazione Tolbà di Matera; - l’Associazione Auser di Lagonegro; - la Comunità Oasi 2 San Francesco di Trani; - le Caritas diocesane di Potenza e di Melfi; - la Congregazione delle Figlie della carità di San Vincenzo de Paoli di Cagliari.
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