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BILANCIO SOCIALE LIBERA BASILICATA PDF Stampa E-mail
Scritto da Uffcio Stampa Ce.St.Ri.M.   
CONCRETEZZA E CONTINUITA’
Libera in Basilicata nel 2008

 

A Novembre ci siamo fermati per la prima volta tutti insieme. Abbiamo condiviso
preoccupazioni, ansie e timori per un presente caratterizzato dalla confusione, da certe
logiche giustizialiste, dalla tentazione dell’autoreferenzialità e dell’autocelebrazione, ma
anche da un panorama politico – nazionale e regionale – sempre più caotico e
incomprensibile, da un orizzonte economico e sociale che spaventa tutti rendendo sempre
più incerto il cammino futuro.
Abbiamo messo in comune percorsi, diversità, sensibilità, ma anche la voglia di
esserci, di non rassegnarci dinanzi al silenzio e alle tante ombre che per troppo tempo
hanno avvolto la nostra regione. Di non tacere davanti alle vite straziate di uomini e donne
che in Basilicata hanno pagato e pagano sulla propria pelle il duro prezzo degli affari
illegali e dei mercati criminali. Di non tollerare più alcuna forma di oblio e di tacita
convivenza.
Ci siamo detti che al tempo della denuncia deve necessariamente seguire quello
della proposta, ci siamo guardati in faccia prendendoci le nostre responsabilità e dicendoci
che non è sufficiente alzare la voce, non ci si può fermare all’indignazione, ma occorre che
la rabbia diventi progetto propositivo e positivo, perché la gente ha bisogno di speranza, di
risposte e di punti di riferimento credibili e costruttivi.
Le reazioni spropositate di alcuni “personaggi”, il nervosismo e la fibrillazione che
serpeggia in quegli ambienti nascosti che si muovono dietro le quinte e nell’ombra, ma
anche certi episodi che all’improvviso sono ritornati alla mente di tanta gente che abbiamo
incontrato, ricordi che sono affiorati da un passato che sembrava essere andato via per
sempre, ci fanno capire che siamo sulla strada giusta, che quelle storie senza risposte
potranno vedere finalmente la luce e che coloro che tirano le file del malaffare non per
sempre l’avranno vinta.
Abbiamo preso una strada senza ritorno. Ne abbiamo preso coscienza e ci siamo
impegnati nell’avviare riflessioni comuni per rivestire di concretezza e di continuità la
nostra voglia di verità, il nostro impegno per la legalità e per la giustizia, la nostra sete di
bellezza.
È in queste parole la sfida che ora ci attende: la concretezza e la continuità.
Le mafie e le zone grigie sono più forti: fermarci, rallentare, perdere l’entusiasmo
significa dargliela vinta. Non possiamo permettercelo nel nome di Elisa, di Luca, di
Marirosa, di Mariantonietta, di Vincenzo, di Giovanni e di molti altri.
Don Marcello Cozzi

 

 

DOCUMENTO BASE
ASSEMBLEA REGIONALE
Policoro, 16 Novembre 2008
Il lavoro svolto dai cinque gruppi nei quali si è riflettuto durante la
giornata del 16 novembre assume il valore di un Documento base;
presupposti da cui partire per tracciare il percorso futuro.
Gruppo 1. L’educazione alla cittadinanza e alla legalità
Le riflessioni attorno all’educazione alla cittadinanza e legalità hanno rivelato una
ricchezza di esperienze e di proposte che possono essere sintetizzate come segue.
1. Offrire percorsi di formazione dal basso: genitori, operatori socio-sanitari, docenti e
operatori scolastici, favorendo il riconoscimento della persona, della sua peculiare identità.
A tal fine è opportuno proporre incontri tematici a partire dalle istituzioni, dalla scuola. No
alla cultura dell’eroe.
2. Diffondere la cultura della legalità e del diritto anche attraverso l’uso di nuovi mezzi di
comunicazione (nuove tecnologie);
3. Intervenire nelle situazioni concrete, conoscere i problemi;
4. Promuovere un osservatorio sui diritti umani e sul loro reale rispetto nelle carceri e nei
luoghi sociali più a rischio;
5. Controbattere agli altri con la coscienza del nostro valere. Dal chiedere un favore
all’esigere un diritto. Sapere di valere.
6. Garantire specialisti della formazione e punti di riferimento.
7. Conoscere e approfondire i problemi per trovare soluzioni reali, contro i giudizi di
massima autoreferenziali. Approfondire i casi e parlare con cognizione di causa.
8. Pensare un progetto culturale per uscire fuori dal “sistema” di connivenze.
9. Essere dentro al territorio, accanto alle vittime, per ridare alle persone la dignità che
hanno perduto.
Libera è una rete di associazioni e, in quanto tale, deve progettare percorsi comuni di
integrazione e di condivisione per non essere isolati e colpiti.
Gruppo 2. L’informazione
Considerando che l’informazione in Basilicata non sempre soggiace alle regole del
buon giornalismo e della corretta informazione, ma a volte appare guidata da altri interessi
fino a deformare in parte o del tutto le notizie (anche quelle riguardanti l’attività di Libera), il
gruppo ha individuato i seguenti percorsi d’azione per garantire una informazione capillare,
corretta e libera.
1. Utilizzare il vecchio sistema informativo delle bacheche cittadine in ogni Comune della
regione e nei quartieri dei capoluoghi. In esse dovrebbe settimanalmente essere affisso un
foglio di informazione gestito da Libera riassuntivo delle informazioni, delle attività e degli
appuntamenti importanti, con riferimenti a siti e blog per trovare approfondimenti.
3. Internet: creazione del sito Libera Basilicata. Creazione di un blog di Libera con link di
associazioni correlate a Libera.
4. Scuole: diffusione del foglio di informazione mirato e individuazione di referenti di Libera
nelle scuole cui affidare la realizzazione di progetti mirati che utilizzino anche la musica
come sistema educativo e informativo.
5. Mappatura delle associazioni aderenti a Libera e incremento delle stesse per
migliorarne la diffusione capillare sul territorio regionale.
6. Individuazione in tutti i settori (politico, aziendale, commerciale, informativo,
istituzionale) di persone che agiscano in sintonia con lo spirito di Libera.
Gruppo 3. L’ambiente
Dopo una presentazione dei partecipanti la riflessione è stata orientata sul
significato del concetto di “ambiente”, sottolineando l’importanza della costruzione
condivisa di linguaggio, parole, concetti.
In tal senso si è evidenziata un’estrinsecazione ampia, complessa e sistemica del concetto
di “ambiente”, all’interno del quale la tematica dell’uso delle fonti energetiche rappresenta
un elemento fondamentale ma non esclusivo, essendo da un lato intimamente connesso
agli elementi primari del pianeta (aria, terra, acqua, fuoco, biodiversità), dall’altro ai modi di
tutela, trasformazione, uso e gestione dei beni comuni.
La necessità di comprendere le problematiche ambientali ed energetiche della nostra
regione, all’interno di un più ampio quadro nazionale e internazionale, scaturisce dalla
constatazione che le politiche regionali talvolta ci sembrano condizionate in maniera
sempre più invasiva dagli interessi economici delle multinazionali e della finanza, che
mirano non solo allo sfruttamento intensivo e non controllato dei combustibili fossili
presenti in quantità ingenti nel sottosuolo lucano, ma ad impossessarsi delle fonti e riserve
idriche (non solo delle acque minerali) e ad investire in localizzazioni di industria pesante,
discariche di rifiuti pericolose, raffinerie, gassificatori, inceneritori.
Dunque il problema emergente in questa regione è soprattutto “politico”: riguarda cioè il
disegno strategico del territorio, le cui vocazioni naturali, boschive, agro-alimentari,
culturali, turistiche sono sul punto di essere definitivamente sacrificate e irrimediabilmente
compromesse da scelte a volte irresponsabili, imposte dall’alto contro la volontà delle
comunità locali ed utilizzando spesso un’informazione e comunicazione mediatica poco
trasparente e per nulla pluralista.
Se in questi anni è stato denunciato a livello nazionale un sistema di intrecci tra criminalità
organizzata, politica ed economia, esso pare incombere, in modo preoccupante, sulla
nostra regione. Infatti qui non a caso sono costretti a fuggire via circa 4.000 giovani ogni
anno e vengono mantenuti in modo incomprensibile i fenomeni della disoccupazione
(crescente), dell’abbandono e del degrado dei paesi e dei centri storici, del non controllo e
del degrado di molte aree del territorio (a vocazione agricola ad esempio), soprattutto di
quelle dove si intende poi localizzare interventi estrattivi, produttivi, insediativo-speculativi
(sulle coste).
In questo contesto contro-informare non basta, soprattutto non basta l’informazione
scientifica, pur se importante; come non serve affrontare le emergenze locali ambientali,
energetiche, occupazionali, che si moltiplicano in modo esponenziale, senza pensare ad
una strategia di denuncia, opposizione e proposizione che conchiuda tutto il territorio
regionale.
Le emergenze locali vanno dunque utilizzate per aggregare le comunità su un comune
oggetto di interesse e di lotta, ma in una visione di educazione alla partecipazione, alla
consapevolezza, alla responsabilità verso i problemi più complessi e verso i beni comuni
del nostro territorio (che non sono solo quelli materiali, ma anche quelli immateriali come
la democrazia, l’identità, la dignità, i diritti).
Il gruppo dunque concorda nel lavorare su problemi contestuali ed obiettivi concreti
che possano servire ad inglobare anche obiettivi di più ampio respiro. Tra questi è
strategico quello dell’educazione ad uno stile di vita e ad un’etica altre, perché solo
disintossicandoci dal sistema economico attuale di produzione-consumo-distruzione,
basato sul PIL e sul profitto, sarà possibile uscire dal pensiero unico dell’immaginario della
crescita, come raggiungimento del benessere, ed orientare il futuro verso l’uomo e non
verso le merci, verso la costruzione di beni comuni e non verso l’accumulazione di
proprietà e beni privati.
Il concetto di “sviluppo sostenibile” è un ossimoro utilizzato da coloro che hanno
trasformato il concetto di “valore di natura” in “merce di scambio”, giustificando sotto
l’egida del termine “sostenibile” ogni azione e intervento speculativi e distruttivi.
Il pensiero unico dell’attuale classe politica è improntato a creare falsi problemi e, di fronte
a problemi e crisi planetarie che sono l’evidente conseguenza di un sistema capitalistico
folle, insiste, in modo irresponsabile, a cercare soluzioni parziali ed emergenziali all’interno
di questo sistema.
In tal senso, nella consapevolezza della complessità dei problemi e dei concetti discussi, il
gruppo di lavoro, rispetto al tempo disponibile nel workshop e alla necessità di continuare
a riflettere ed approfondire questi ultimi in successive occasioni di incontro e di lavoro, ha
individuato i seguenti obiettivi programmatici:
• Costruire un linguaggio comune dove i termini e i concetti non siano svuotati del loro
significato e non siano semplificati o banalizzati.
• Definire un sistema di principi e valori da diffondere in percorsi ed attività di
educazione, sensibilizzazione e comunicazione.
• Attuare una contro-informazione capillare e continua.
• Utilizzare le competenze, le capacità e le professionalità di ciascuno per articolare
gruppi di lavoro che possano relazionarsi e scambiarsi esperienze, informazioni, problemi.
• Partire dalle emergenze locali per sensibilizzare, informare, coinvolgere le comunità
nell’affrontare i problemi e servirsi di tali occasioni per costruire consapevolezza,
responsabilità, cittadinanza attiva e un movimento regionale in rete, sempre più esteso, di
pensiero, di resistenza, di proposizione politica.
Gruppo 4. La politica
Il gruppo ha visto la partecipazione di persone provenienti dalla diverse zone della
Basilicata e con alle spalle esperienze di vario tipo. La discussione si è sviluppata intorno
alle domande poste dall’assemblea della mattinata:
· come passare dalla fase della denuncia a quella della progettualità;
· quale deve essere l’impegno individuale o quello dei gruppi di appartenenza per
avviare una nuova stagione di partecipazione responsabile alla cosa pubblica e alla
politica.
Dalla discussione è emerso forte l’intento di dover mettere a frutto il lavoro di denuncia e di
informazione fatto fino ad oggi. La denuncia fine a se stessa, o peggio esercitata
nell’ambito di logiche giustizialiste e forcaiole, non è certo il modo migliore per la
costruzione di una nuova stagione di giustizia e partecipazione; essa deve essere
semplicemente l’anticamera di un passaggio costruttivo che riesca a sconfiggere le
dinamiche che portano a guardare il mondo con gli occhi dell’interesse privato piuttosto
che del bene comune.
Durante la discussione è emersa l’esigenza di interloquire con la politica
istituzionale e con i suoi rappresentanti, senza temere eventuali conflittualità e aver paura
di combattere, anche dall’interno, chi occupa (spesso con metodi clientelari o poco
trasparenti se non delinquenziali) posizioni di governo del sistema.
Ancora, per svelare la “violenza del potere” (come da qualcuno definita)
bisognerebbe moltiplicare i luoghi del “controllo”, luoghi nei quali si studiano
approfonditamente le questioni per arrivare a proposte alternative. Questo può essere
realizzato solo se si riescono a mettere in comune le competenze e le conoscenze di
quella preziosa rete di associazioni, comitati e singoli cittadini che fanno parte di Libera,
ma non solo. Libera da questo punto di vista rappresenta una grande opportunità e
potrebbe assumere il ruolo di osservatorio permanente sul territorio. Questo è possibile
solo agendo nella società e soprattutto coinvolgendo i giovani.
Che ci siano o meno riferimenti nelle istituzioni locali, è importante (anche al fine di
non acuire la crisi di democrazia e la sfiducia nei partiti che attanaglia il nostro paese)
render pubblico ciò che accade nelle istituzioni. In questo contesto, compito
dell’Associazione e della cittadinanza e saper metter a fuoco situazioni “emblematiche”,
sapendo far tesoro delle positive, se pur sporadiche, esperienze di chi ha coperto una
carca istituzionale o di governo della cosa pubblica.
Non poteva non comparire a un certo punto la questione del cosa fare e del come
rappresentare il futuro della Basilicata.
A tal proposito, è stata fatta la proposta di trasformarsi in movimento politico, anche con la
partecipazione alla competizione elettorale attraverso liste civiche, per riuscire ad incidere
dall’interno delle istituzioni. La maggior parte dei componenti del gruppo, però, ha ribadito
che Libera è una grande occasione per mettere insieme situazioni diverse, per andare
oltre quello che in genere è considerata “politica dell’orticello” e per promuovere un’ampia
partecipazione. Senza doversi sostituire alla politica, Libera dovrà essere un pungolo e un
luogo di confronto al di là degli steccati di qualsiasi tipo.
Nel concreto si è proposto di formare gruppi di confronto in ogni comune, dai quali far
emergere le istanze sulle quali creare aggregazione e crescita politica: questo metodo (la
partecipazione) porterà, a parere dei componenti il gruppo di lavoro, a non sottostare più
al “gioco” dei potenti e a far implodere il sistema, sempre più impermeabile alle istanze
dei cittadini, che si alimenta del silenzio assenso, così come i poteri mafiosi si alimentano
di omertà.
Punto da tutti ritenuto fondamentale è la improrogabile necessità di recuperare gli
spazi pubblici per la socialità e per fare società; per questo in ogni paese bisogna
recuperare e restituire alla cittadinanza le strutture pubbliche non utilizzate o abbandonate.
Dalla discussione è emersa, inoltre, l’esigenza di porre un’attenzione particolare, su tutto il
territorio, verso i cosiddetti beni comuni a partire dall’ambiente ed in particolare dall’acqua
e dalle risorse energetiche del territorio. Ma a tutti è sembrato naturale ribadire con forza
che il lavoro, come racconta l’articolo 1 della Costituzione, è il bene comune per
antonomasia ed è sul riportare questo speciale bene comune ad essere un diritto e non
una merce che si misureranno tutte le attività e le pratiche politiche messe in campo. In
conclusione si propone di:
· continuare l’azione di inchiesta e di indagine;
· costituire commissioni di lavoro in ambito regionale e locale per sensibilizzare e
formare i cittadini ad una partecipazione responsabile su temi quali: scuola,
giustizia, ambiente, lavoro, istituzioni, beni comuni;
· responsabilizzare i riferimenti locali di Libera e potenziare la presenza sul territorio;
· attivare nel corso dell’anno più momenti di confronto e scambio come quello al
quale abbiamo partecipato.
Gruppo 5. Il disagio sociale
Il gruppo chiamato a discutere sul tema del sociale, in tutte le sue accezioni, ha
avuto un composizione piuttosto eterogenea, essendo costituito da docenti, sindacalisti,
impiegati pubblici, operai, operatori sociali. Ciò, se da un lato ha comportato un avvio
piuttosto lento dei lavori, per la difficoltà oggettiva di ricercare un terreno comune di
discussione e di confronto, dall’altro ha consentito un approccio all’argomento non
scontato e diverso dai modi classici in cui viene inteso.
Parlare di disagio sociale senza scadere nella banalità delle sua forme classiche è, oggi,
alquanto complesso per la stessa complessità del fenomeno. L’abuso, nel linguaggio
comune, del concetto di disagio sociale, espone al rischio di una “trasversalità” che
renderebbe difficile coniugare disagio e illegalità.
La riflessione fatta dal gruppo ha posto come essenziali due questioni: da un lato la
mancanza di servizi essenziali, soprattutto di lavoro e quindi di reddito, espone la gente a
ricercare forme non sempre lecite di sostentamento, dall’altro le tante opportunità offerte
dai finanziamenti pubblici (in maggior parte comunitari) e dalle risorse naturali di cui è
pieno il territorio, che non vengono colte per responsabilità politiche varie (mancanza di
programmazione, incapacità amministrativa, volontà di mantenere la condizione di
sudditanza dei cittadini alle classi dirigenti, aspetto, quest’ultimo, comune un po’ a tutto il
meridione).
La mancanza di lavoro è certamente uno dei problemi cronici della nostra terra, ma la
particolare congiuntura economico-finanziaria che stiamo attraversando rischia di
compromettere irreversibilmente processi di crescita e di sviluppo sociale del territorio. Ciò
significa prevedere, in un futuro abbastanza prossimo, un forte aumento del disagio legato
alla mancanza di lavoro. I segnali che arrivano da alcuni stabilimenti lucani in crisi non
lasciano presagire nulla di buono per il 2009, anche perché alcuni di tali siti produttivi sono
di proprietà di società multinazionali, le quali se da un lato devono fare i conti con la crisi
finanziaria planetaria, dall’altro potrebbero cogliere “l’opportunità” per delocalizzare talune
produzioni a scapito degli stabilimenti lucani.
Il disagio generato dalla mancanza di lavoro rischia di sfociare, da un lato nell’aumento di
comportamenti illegali legati alla microcriminalità, che in qualche caso diventa terreo fertile
per forme di criminalità più organizzate, dall’altro pone le basi per la diffusione di nuove e
diverse forme di povertà (non necessariamente o non solo materiali). Basti pensare al
crescente indebitamento delle famiglie lucane, ma anche a quello delle micro-imprese,
sempre più strette dalla morsa costituita da un sistema creditizio chiuso e autoreferenziale
e dall’espandersi di super e ipermercati che di fatto ammazzano il commercio al dettaglio e
l’artigianato di vicinato. Inevitabilmente questo sistema produce usura, da non leggere
come il “semplice” e “antico” prestito “a strozzo”, ma le indagini degli inquirenti, i processi
in corso dicono che il nostro territorio è sempre più interessato dal fenomeno usura in
forma organizzata. Non parliamo più del “benefattore” di paese che svolgeva opera
“sociale” sostituendosi alle banche e chiedendo in cambio interessi illegali, ma di vere e
proprie organizzazioni – spesso collegate con altre delle regioni limitrofe - che non esitano
a compiere atti intimidatori nei confronti di imprenditori piuttosto “indisciplinati”. Si parla di
usura e non di “pizzo” perché l’obiettivo di tali organizzazioni non sembra tanto quello di
imporre il proprio predominio sul territorio, quanto quello di “reperire” attività commerciali
nelle quali reinvestire il denaro proveniente da attività illecite per inserirlo nuovamente nel
circuito dell’economia legale. Appare, quindi un forte legame tra l’usura praticata da questi
gruppi e l’aumento delle attività che producono forti capitali sporchi.
Tra queste, quella sicuramente dominante è il traffico di droga. Tanti, troppi, sono i
giovani che continuano a morire anche nella nostra piccola regione per l’uso di sostanze
stupefacenti, spesso sotto il totale disinteresse e la completa assenza di politiche sociali
atte a arginare il fenomeno. Sembra assistere a una sorta di resa delle Istituzioni di fronte
a tale problema. Tra luglio e agosto 2008, nella sola città di Potenza ben quattro ragazzi
sono morti per overdose. Di fronte a un dato così allarmante il silenzio delle Istituzioni
sembra evidenziare l’incapacità di programmare interventi di contenimento del fenomeno o
di riduzione del danno. La droga, però, oltre che un problema sociale è da sempre un
affare di mafia. Ecco allora che torna prepotente la presenza di certe organizzazioni sul
nostro territorio. Il tutto appare come un circuito chiuso: si vende droga, si producono
ingenti capitali, approfittando della crisi economica in atto e di un sistema creditizio sempre
più incapace di interpretare opportunamente il proprio ruolo, si mettono al servizio delle
piccole attività economiche tali capitali, le quali o sono in grado di restituire il tutto a
interessi elevati, oppure, anche conservando la titolarità formale dell’attività, perdono di
fatto ogni diritto, contribuendo, così, a riciclare quel denaro frutto di tante giovani vite
spezzate. Ecco, allora, che, come in una sorta di labirinto pieno di percorsi correlati, il
problema droga incrocia quello dell’usura.
Oggi l’usura è presente in tutti gli strati sociali della popolazione rendendo particolarmente
rischiosa l’attività della micro-impresa, soprattutto quella del commercio al dettaglio e
dell’artigianato di vicinato, ma anche di quei soggetti sociali una volta ritenuti immuni da
questa piaga. Ciò è sicuramente frutto dell’accentuarsi della crisi economica, della perdita
di redditività delle micro-piccole imprese, della diminuzione di potere di acquisto di salari e
stipendi, ma non va trascurato l’esplodere di modelli culturali e stili di vita sempre più
consumistici.
In una situazione quale quella attuale, in cui le piccole imprese avrebbero bisogno di
maggior aiuto, accompagnamento, tutoraggio e consulenza, il comportamento del sistema
bancario, unito alla crescente difficoltà per la piccola impresa di gestire e prevedere gli
scenari della crisi finanziaria in atto e di quelle possibili, contribuiscono a rendere sempre
più difficoltoso l’accesso al credito concorrendo così a creare situazioni di precarietà che
costituiscono terreno fertile per l’usura.
La situazione, purtroppo, non si presente diversamente per le famiglie. A partire
dallo scorso anno si assiste a un aumento esponenziale dell’indebitamento dei nuclei
familiari. Dati recentissimi della Banca d'Italia indicano che, tra prestiti e mutui, il ricorso a
banche e finanziarie delle famiglie sfiora la soglia dei 300 miliardi, con una crescita di 24,4
miliardi in soli 12 mesi. A fine aprile 2007, sempre secondo Bankitalia, l'indebitamento dei
cittadini residenti ha raggiunto la vetta di 299,2 miliardi di euro, una media di 13mila euro a
famiglia.
Si creano, così, nuove e evidenti povertà, che generano emarginazione quando non
discriminazione (basti pensare all’aumento del numero di studenti i cui genitori hanno
difficoltà ad acquistare libri di testo per mancanza di reddito). L’esplodere, anche nella
nostra piccola regione, delle lotterie, dei “gratta e vinci” o cose simili, se da un lato può
essere letto in chiave sociologica, dall’altro evidenzia la disperazione di interi nuclei
familiari che cercano di affidarsi alla sorte in mancanza di un sistema di protezione e
inclusione sociale. Diventa urgente, per non peggiorare ulteriormente la situazione,
avviare dei processi di formazione e informazione per consentire un corretto uso del
denaro, ma anche avviare campagne di controinformazione verso un sistema che quasi
sembra giustificare le chiusure del sistema bancario, con conseguenze disastrose per le
piccole realtà produttive e per i loro dipendenti.
LE PROPOSTE
Particolare attenzione va posta per le piccole comunità che si trovano a gestire
disagi abnormi con piccole risorse. Occorre far diventare questi piccoli paesi laboratori di
un diverso modo di intendere l’economia. Andrebbero pensati processi di sviluppo delle
risorse naturali, ambientali, alimentari di tali luoghi, favorendo la diffusione dei prodotti
locali e della filiera corta, sperimentando piccoli gruppi di acquisto solidale che oltre a
favorire l’economia locale possano attivare circuiti virtuosi che portino alla tutela dei beni
comuni e alla corresponsabilità nella loro amministrazione. Per fare ciò, è necessario
invertire la rotta dei finanziamenti pubblici, soprattutto regionali, che, sovente, si limitano a
gestire le condizioni di povertà, senza apportare alcun miglioramento. In ciò si può
scorgere il fallimento di politiche sociali inutili e dispendiose, quali quelle che hanno
portato a progetti tipo “Cittadinanza solidale”: mero assistenzialismo, che crea l’etichetta di
“povero”, senza alcun rispetto per la dignità umana e con implicazioni familiari spesso
imprevedibili (perdita di dignità nei confronti dei figli, soprattutto in età adolescenziale e
scolare). Meglio, in questi casi, istituire un salario sociale, studiando forme che vadano
oltre il semplice l’assistenzialismo, ma garantendo a tutti l’accesso ai servizi essenziali.
Condizione necessaria, anche se non sufficiente per realizzare ciò è quella di favorire la
crescita culturale e civile delle popolazioni lucane, invitandole a riflettere sull’importanza
della tutela e della salvaguardia dei beni comuni, quali acqua, ambiente, suolo, ecc.,
insomma prendere coscienza del proprio ruolo di cittadinanza attiva e militante che deve
orientare le politiche e non lasciarsi strumentalizzare da chi persegue altri obiettivi.
Fondamentale è una adeguata campagna di informazione sulla disponibilità di fondi
pubblici per favorire politiche di partecipazione e di inclusione sociale, destinando i fondi
per la formazione alla creazione di imprese giovani e innovative e che capiscano
l’importanza di coniugare il profitto con il sociale e lo sviluppo sano del territorio.
Occorre organizzare la società civile in gruppi territoriali in grado di offrire tutela legale
sulle diverse vertenze connesse con situazioni di disagio. Basti, ad esempio, pensare a
quelle famiglie povere che occupano abusivamente alloggi pubblici sfitti e che si vedono
costretti e subire procedimenti giudiziari estenuanti, soprattutto se affrontati senza alcun
sostegno legale e sociale. La cosa diventa, ovviamente, indispensabile se parliamo di
immigrati, sempre più vittime di un sistema di esclusione e di crescente xenofobia.
Occorre essere al loro fianco per garantirgli accoglienza e accesso ai servizi essenziali,
oltre a offrire una corretta informazione sul mondo del lavoro.
Contemporaneamente bisogna far fronte alla crescente richiesta di lavoro, soprattutto
laddove vi sono aziende che, non sempre a ragione, approfittano della crisi finanziaria per
dismettere e trasferire intere produzioni, magari vendendo macchinari seminuovi acquistati
con fondi pubblici. La vera sfida, in questi casi, è quella di proporre progetti di
riconversione delle aziende dismesse, creando autoproduzione di reddito con i lavoratori
licenziati. Lavoratori che, stretti nella morsa dei debiti, ignorano gli strumenti a loro
disposizione per far fronte alle emergenze familiari e sempre più si affidano a finanziarie e
pseudo banche che utilizzano pubblicità ingannevoli come sirene per attirare persone
sull’orlo del collasso economico. Per prevenire ciò, è necessario diffondere vademecum e
informazioni sulle opportunità per fronteggiare le crisi economiche, ma contestualmente
denunciare quelle società finanziarie che diffondono informazioni pubblicitarie poco chiare
se non illegali. Spesso chi si rivolge a finanziarie lo fa perché rifiutati dalle banche tenta di
salvare quello che ha di più caro: la casa. I tanti che hanno contratto mutui per acquistare
la casa in cui abitano e che oggi vedono a rischio questo bene, i troppi che una casa non
l’hanno e che non possono acquistarla per un mercato sempre più drogato, chiedono di
conoscere una possibile soluzione al loro problema. In questi casi, forse, un rapporto più
stretto con Banca Etica finalizzato anche alla creazione di un fondo di garanzia potrebbe,
da un lato evitare il pignoramento della casa, dall’altro consentire a chi non ha i capitali
sufficienti di acquistare casa, sviluppando il sistema delle cooperative edilizie e, ove
possibile, dell’autocostruzione.
Quanto sopra è il modesto, ma significativo, contributo che il gruppo ha elaborato partendo
dalle diverse esperienze e conoscenze in materia di sociale. L’analisi e le proposte
possono riassumersi nella ricerca di un nuovo e diverso modo di fare Politica. Forse un
ritorno alle origini della Politica. Occorre ripartire dalle scuole di formazione politica, con
connotazioni sociali ed economiche differenti e tutte incentrate intorno alla figura della
Persona.
LE ATTIVITÀ DEL 2008
1. Manifestazioni, incontri e dibattiti
12 gennaio “Legalità e partecipazione” –
Associazione Civesnovi
Lavello
(PZ)
22 gennaio Incontro pubblico Rionero in
vulture (PZ)
6 febbraio Incontro-studio con
“Liberainformazione”
Potenza
9 febbraio “Verso il 21 marzo”. Incontro
con l’ITIS Pentassuglia
Matera
16 febbraio “Verso il 21 marzo”. Incontro
con Liceo pedagogico
Matera
16 febbraio Assemblea provinciale Matera Montalbano
Jonico (MT)
26 febbraio “Verso il 21 marzo”. Incontro
con la Consulta studentesca
Potenza
1 marzo Assemblea provinciale
Potenza
Potenza
15 marzo Giornata nazionale della
memoria e dell’impegno
Bari
21 marzo Via crucis. Sul calvario dei
poveri cristi – Agesci Potenza
2
Potenza
11 aprile Incontro con i professori
“I diritti negati”
Castel
lagopesole (PZ)
21 aprile Luca e Marirosa 20 anni dopo Matera
29 aprile Ambiente e legalità –
Pensiero attivo
Ferrandina (MT)
6 maggio Presentazione del libro
“Quando la mafia non esiste”
Potenza
9 ottobre Manifestazione in piazza
“No alle mafie”
Rionero in
vulture (PZ)
15 ottobre Presentazione docufilm
“Libera nos a malo”
Potenza
7 novembre Carovana nazionale antimafie
“In memoria di Mimmo
Beneventano”
Sasso di
Castalda (PZ)
16 novembre Assemblea regionale di
Libera
Policoro (MT)
30 novembre Presentazione “Libera terra” Metaponto (MT)
10 dicembre Anniversario Dichiarazione
universale diritti umani
Potenza
2. Le pubblicazioni
Nel corso di quest’anno abbiamo realizzato:
- “Dalla memoria all’impegno. Il caso Basilicata”, febbraio 2008
- “Quando la mafia non esiste”, EGA Torino, maggio 2008
- “Libera nos a malo”, a cura di Fulvio Wetzl, ottobre 2008
3. La presentazione di “Quando la mafia non esiste” e di “Libera nos a
malo”
23 maggio Grumento Nova (PZ)
4 giugno Ferrandina (MT)
5 giugno Laurenzana (PZ)
6 giugno Palazzo San Gervasio (PZ)
11 giugno Roma
14 giugno Rionero in Vulture (PZ)
20 giugno Lagonegro (PZ)
23 giugno Senise (PZ)
24 giugno Potenza – Parrocchia SS.Pietro e
Paolo
27 giugno Montalbano Jonico (MT)
7 luglio Nova Siri (MT)
8 luglio Melfi (PZ)
12 luglio Sant’Angelo Le Fratte (PZ)
14 luglio Matera
23 luglio Bernalda (MT)
26 luglio Lauria (PZ)
27 luglio Rotondella (MT)
28 luglio Francavilla in Sinni (PZ)
2 agosto Policoro (MT)
7 agosto Rivello (PZ)
8 agosto Tortora (CS)
9 agosto Metaponto (MT)
11 agosto Cirigliano (MT)
18 agosto Tricarico (MT)
20 agosto Marsico Nuovo (PZ)
21 agosto Viggianello (PZ)
26 agosto Terranova del Pollino (PZ)
27 agosto Sapri (SA)
28 agosto San Mauro Forte (MT)
29 agosto Castelsaraceno (PZ)
5 settembre Calciano (MT)
15 settembre Tursi (MT)
19 settembre Tito (PZ)
2 ottobre Pisticci (PZ)
3 ottobre Pomarico (MT)
17 ottobre Villa d’Agri (PZ)
24 ottobre Chieri (TO)
26 ottobre Monza
30 ottobre Venosa (PZ)
31 ottobre Bella (PZ)
22 novembre Berlino (Germania)
25 novembre Innsbruck (Austria)
27 novembre Atella (PZ)
28 novembre Viggiano (PZ)
1 dicembre Picerno (PZ)
5 dicembre Montescaglioso (MT)
15 dicembre Brienza (PZ)
19 dicembre Potenza – Istituto IPAA
19 dicembre Nemoli (PZ)
27 dicembre Tricarico (MT)
30 dicembre Latronico (PZ)
4. La memoria
Le vittime innocenti delle efferate azioni criminali su cui non si è ancora fatta luce,
quest’anno le abbiamo volute ricordare così.
23 marzo: “Luca e Marirosa 20 anni dopo”
Matera, Teatro Duni – Incontro pubblico con Olimpia Fuina e Gian Loreto Carbone
(giornalista Chi l’ha visto?)
26 luglio: “Vincenzo De Mare. Per non dimenticare” – Comunicato stampa
“Sono passati 15 anni dalla morte di Vincenzo De Mare, l’autotrasportatore ucciso il 26
luglio del 1993 a Scanzano Jonico, con due colpi di fucile da caccia. Forse una lupara. Pur
essendo fiduciosi nel lavoro della magistratura, rimaniamo perplessi del fatto che dopo 15
anni ancora non si sia venuti a capo di questa vicenda. E questo ci porta a pensare che
che l’omicidio di Vincenzo De Mare non sia stato il tragico epilogo di una banale lite ma
che nasconda scenari molto più inquietanti. Nonostante siano passati tanti anni, vogliamo
ricordare Vincenzo De Mare e lanciare un messaggio agli autori, ai mandanti del delitto e a
quanti sanno: non è certamente l’oblìo che potrà spezzare l’impegno della memoria! Un
messaggio di vicinanza va ai figli, perché non demordano nella ricerca della verità”
12 settembre: “Elisa Claps. Io so”
Potenza. In occasione dell’anniversario della scomparsa di Elisa Claps, si è tenuta
una conferenza stampa con Natalina Orlandi, sorella di Emanuela, la ragazza scomparsa
a Roma il 22 giugno 1983. In città inoltre sono stati affissi manifesti con la foto di Elisa ed
una sola scritta: “Io so”.
10 novembre: “A Maria Antonietta” – Lettera aperta
“Di te non conosciamo neanche il volto. Nessun particolare, né un dettaglio anche
minimo che ci possa permettere di immaginare com’eri. Sappiamo solo il tuo nome, Maria
Antonietta, e che facevi la maestra in una scuola elementare a Lagonegro. E sappiamo
che non ci sei più.
Ecco, il ricordo di te è legato solo alla tua macchina ritrovata vuota quella maledetta
mattina del 10 novembre di 24 anni fa su una piazzola dell’autostrada, neanche molto
lontana da casa tua.
Qualcuno, quella mattina ti ha strappato per sempre ai tuoi affetti, al calore della tua casa,
ai tuoi amici, e ti ha portato nell’inferno senza ritorno che è quel buco nero nel quale
spesso tante persone spariscono senza un perché, senza un motivo che possa almeno
permettere a chi resta di darsi una ragione.
Ed invece niente. Anche per te vale lo stesso codice che regola la scomparsa di chi
all’improvviso sparisce nel nulla: da qualche parte qualcuno che sa, e però silenzio
assoluto, nessuna spiegazione, neppure una traccia, né un’impronta o un’orma che possa
permettere almeno alla memoria di mantenerti viva negli anni.
Già. Di te si è persa anche la memoria. A parte i tuoi cari che continuano a piangerti nel
geloso silenzio della loro sofferenza, il mondo intorno non ti ricorda più, e tu sei solo un
fatto di cronaca di tanto tempo fa, uno di quei fatti che alla fine è meglio dimenticare non
solo perché potrebbe sporcare l’immagine di una comunità, o turbare un equilibrio
ricostruito magari con tanta fatica, ma anche per evitare di sfogliare di nuovo pagine
scomode che a loro volta potrebbero riaprire quei vecchi armadi impolverati ma ben
custoditi nei quali spesso si conservano chissà quali segreti.
Cara Maria Antonietta, tu invece per noi rappresenti una di quelle tante unghiate
sulla coscienza narcotizzata di una terra, la Basilicata, che dovendo fare a pugni con mille
problemi quotidiani, preferisce non pensare alle tante storie come la tua nella convinzione,
probabilmente, che per costruire il futuro bisogna gettarsi alle spalle le ombre del passato.
Convinti invece che non si va da nessuna parte senza affrontarle quelle ombre, inseguirle
e scacciarle via definitivamente solo dopo averci fatto restituire i loro segreti, noi oggi
vogliamo ricordarti dicendo a tutti che da 24 anni tu non appartieni più soltanto a quanti ti
hanno voluto bene, ma alla coscienza collettiva di una terra che non vuole più far finta di
non ascoltare il grido di verità e di giustizia che continua ancora a salire dalla tua giovane
vita spezzata in un attimo.
Nel frattempo, Maria Antonietta, ti chiediamo un favore: in quel paradiso degli scomparsi
abitato da tanti, quando incontri Elisa, stalle vicino, falle coraggio, tu che sei più grande, e
dille che qui c’è gente che continuerà a cercarvi per restituirvi finalmente dignità.
5. Alcuni interventi
10 agosto. “Sii infame come lo è stato Gesù” - Lettera aperta
Donato Caggiano, collaboratore di giustizia, denuncia di aver ricevuto una lettera da
Vincenzo Perales, accusato di concorso in omicidio, e ritenuto vicino ai Basilischi, nella
quale ricordandogli “il giardino del battesimo” e sottolineando concetti come “picciotteria” e
“uomini d’onore” lo avrebbe invitato a desistere dalla collaborazione. Don Marcello ha
scritto a Donato.
“Ciao Donato. Perdonami se entro nel tuo silenzio. E perdonami se lo faccio
pubblicamente, attraverso le pagine di un quotidiano. Queste poche parole te le avrei
volute dire guardandoti negli occhi o scrivendoti in modo riservato, perché certe cose si
dicono solo nel segreto di colloqui intimi. Non sapendo come raggiungerti ho preferito farlo
in questo modo sperando che comunque tu possa leggermi. Anche io voglio parlarti di un
battesimo, come “qualcuno” ha fatto in una lettera e che tu giustamente hai consegnato ai
magistrati. (…) Un battesimo di vita quello al quale un giorno ti portarono i tuoi genitori.
Quell’acqua sul capo, quell’olio con il quale fosti unto, quella candela accesa accanto a te
erano simboli di vita che parlavano di un Mistero nel quale saresti stato immerso. Il Mistero
di un Dio che da Uomo ci ha insegnato a vivere, che da Uomo non si è piegato alle logiche
crudeli della violenza che risponde alla violenza, che da Uomo ha avuto una sola faccia e
un solo parlare e che da Uomo ha vissuto le cose della terra nella logica della condivisione
e non dell’accaparramento personale nel nome delle quali, dunque, disseminare violenza
e scatenare guerre. Alla fine ha vinto Lui: non si è piegato, non ha ceduto, neanche un
passo indietro. E la croce che per quegli uomini “qualunque” era un patibolo per gli infami,
Lui la trasformò nel trono del riscatto: quello della Vita sulla Morte.
Quando fosti battezzato, caro Donato, il prete ti disse: diventa come Lui, non fare mai un
passo indietro nel cercare il bene e nel ricostruire giustizia, non cedere ai prepotenti e ai
violenti. E ne uscirai vittorioso. E se nella vita conoscerai altri battesimi nel nome dei quali
ti verrà chiesto di portare violenza per accaparrarti le cose della terra, non temere: solo il
Battesimo per la Vita, resta per sempre; nessun’altro potrà mai cancellarlo. Da quegli altri,
invece, ne puoi uscire quando vuoi e come vuoi: non valgono niente! (…) Fallo anche tu,
Donato. Continua a collaborare con la giustizia, sii “infame” come lo è stato Gesù: è l’unica
infamia che ci permette di riportare in pareggio i conti. Ti abbraccio”.
4 ottobre. “Massimo, pentiti per salvarti la vita” - Intervista
Il 2 ottobre viene ucciso Bruno Cassotta, il terzo della famiglia – dopo Ofelio e
Marco – a cadere sotto il fuoco mafioso. Due giorni dopo in un intervista rilasciata a Il
Quotidiano di Basilicata, don Marcello si rivolge direttamente a Massimo Aldo, un altro dei
fratelli Cassotta, detenuto in carcere per l’omicidio di Giancarlo Tetta, nipote del boss
Rocco Delli Gatti, e gli dice: “Ora sei rimasto solo. Salta il fosso. Pentiti. Collabora con la
giustizia. C’è bisogno di collaboratori dall’interno”.
LE DATE DA RICORDARE
Sono le date che non si devono dimenticare. Quelle nelle quali hanno perso la vita
nella lotta alle mafie, in Basilicata ma anche fuori dai confini regionali, uomini di origine
lucana o solo lucani di adozione; ma anche quelle nelle quali si sono realizzati omicidi a
tutt’oggi senza una soluzione e che ha visto coinvolte persone innocenti o anche persone
che in un certo modo avevano contatti con ambienti malavitosi.
Le ricordiamo queste date per ricordare a noi stessi e a tanti che forse questa non è mai
stata un’isola felice e che comunque non sarà felice finché questi capitoli resteranno
aperti.
07.11.1980 Ottaviano (NA) Mimmo Beneventano
30.04.1982 Palermo Pio La Torre
10.11.1984 Lagonegro Maria Antonietta Flora
23.03.1988 Policoro Luca Orioli
23.03.1988 Policoro Marirosa Andreotta
11.01.1989 Nemoli Domenico Di Lascio
22.05.1989 Potenza Tiziano Fusilli
18.07.1990 Melfi Brig. Antonio Cezza
26.07.1993 Scanzano Jonico Vincenzo De Mare
12.09.1993 Potenza Elisa Claps
10.07.1996 Potenza V.I.FrancescoTammone
29.04.1997 Potenza Pinuccio Gianfredi
Patrizia Santarsiere
??.11.2004 Potenza Giovanni De Blasiis
ADESIONI AL 30.06.2009
ASSOCIAZIONI
Coordinamento Potenza
1 Agesci Potenza 2 Potenza
2 Azione Cattolica Diocesana Potenza
3 Bottega Equomondo Potenza
4 Cestrim Potenza
5 Fondazione antiusura Interesse Uomo Potenza
Coordinamento Matera
1 Associazione antiracket Falcone e
Borsellino
Montescaglioso
2 Club Wigwam “Il giardino di
Prucinia”
Matera
3 Legambiente Montalbano Jonico
4 Un cuore per Matera
5 Us Acli Matera
SINGOLI
Coordinamento Potenza Coordinamento Matera
42 29
RIFERIMENTI NAZIONALI
UFFICIO DI PRESIDENZA
Don Luigi Ciotti - Presidente
Nando Dalla Chiesa - Presidente Onorario
Gabriella Stramaccioni - Coordinatrice nazionale
Davide Mattiello - Responsabile Territori
Don Marcello Cozzi - “ Formazione
Don Tonio Dell’Olio - “ Internazionale
Stefania Grasso - “ Memoria
Gianluca Faraone - “ Libera terra
Davide Pati - “ Beni confiscati
Enza Rando - “ Ufficio legale
Francesca Rispoli - “ Formazione
Roberto Morrione - “ Informazione
CONSULENTI
Gian Nicola Acinapura - Tesoriere
Michele Curto - Internazionale
Michele Gagliardo - Formazione
Sandro Donati - Sport e doping
Lorenzo Frigerio - Contromafie e 21 marzo
Viviana Matrangola - Familiari vittime Internazionale
Peppe Ruggiero - Ufficio stampa
SEGRETERIA NAZIONALE – Telefoni ed e-mail
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